I Sonetti di Cesare Pascarella costituiscono una delle espressioni più alte della poesia romanesca tra Ottocento e Novecento. Attraverso una lingua modellata sull'oralità, vivace, ironica e ricca
I Sonetti di Cesare Pascarella costituiscono una delle espressioni più alte della poesia romanesca tra Ottocento e Novecento. Attraverso una lingua modellata sull'oralità, vivace, ironica e ricca di inflessioni popolari, Pascarella mette in scena voci, memorie e giudizi del popolo di Roma, alternando episodi storici, osservazioni sociali e riflessioni sull'esistenza. La forma sonettistica, apparentemente disciplinata dalla tradizione, viene animata da dialoghi, narratori ingenui, deformazioni comiche e improvvise aperture malinconiche. Particolarmente significativa è la rilettura degli ideali risorgimentali: l'epopea nazionale viene osservata dal punto di vista concreto e spesso disincantato della gente comune. L'opera si colloca così nel filone della poesia dialettale italiana, ma lo rinnova mediante una notevole consapevolezza narrativa e teatrale. Cesare Pascarella (Roma, 1858-1940) fu poeta, scrittore e artista intimamente legato alla cultura della capitale. La conoscenza diretta degli ambienti popolari romani e l'interesse per la storia nazionale orientarono la sua ricerca verso una letteratura capace di coniugare comicità, realismo e memoria collettiva. Il dialetto, nelle sue mani, non è un semplice colore locale, bensì uno strumento critico per mettere in discussione la retorica ufficiale e restituire dignità letteraria alla voce del popolo. Il libro è raccomandato a chi desideri comprendere la pluralità linguistica della letteratura italiana e il rapporto fra storia, identità e memoria popolare. È inoltre particolarmente adatto ai lettori interessati alla poesia narrativa, all'umorismo satirico e alla rappresentazione non convenzionale del Risorgimento. La lettura richiede attenzione alle espressioni romanesche, ma offre in cambio una voce poetica originale, umana e sorprendentemente moderna.